Età pensionabile e pensione per Paese
Quando puoi andare in pensione e dove – e quanto ricevi? Età pensionabile legale, sistema e livello della pensione per 20 Paesi a colpo d'occhio.
Età pensionabile legale più bassa: Ucraina (60), più alta: Grecia (67). Il tasso di sostituzione lordo più alto è in Grecia (~81 %). Dati 2026.
| Paese | Età pensionabile | Sistema | Livello della pensione (carriera completa) | Adeguamento per anno |
|---|---|---|---|---|
| Ucraina | 60 | Legato alla retribuzione | 40 % | +6 % |
| Francia | 62,8 | Legato alla retribuzione | 74 % | −5 % / +5 % |
| Cechia | 64,7 | Legato alla retribuzione | 45 % | −3,6 % / +6 % |
| Finlandia | 64,8 | Legato alla retribuzione | 58 % | −4,8 % / +4,8 % |
| Austria | 65 | Legato alla retribuzione | 80 % | −5,1 % / +5,1 % |
| Svizzera | 65 | Statale + previdenza aziendale | 44 % | −6,8 % / +5,2 % |
| Lussemburgo | 65 | Legato alla retribuzione | 78 % | — |
| Polonia | 65 | Conto contributivo (NDC) | 32 % | +8 % |
| Regno Unito | 66 | Importo fisso + previdenza aziendale | 42 % | +5,8 % |
| Irlanda | 66 | Importo fisso + previdenza aziendale | 28 % | +5 % |
| Belgio | 66 | Legato alla retribuzione | 60 % | −2 % / +2 % |
| Germania | 66,3 | Sistema a punti | 48 % | −3,6 % / +6 % |
| Portogallo | 66,8 | Legato alla retribuzione | 75 % | −6 % / +6 % |
| Spagna | 66,8 | Legato alla retribuzione | 80 % | −6,5 % / +4 % |
| Paesi Bassi | 67 | Importo fisso + previdenza aziendale | 78 % | — |
| Italia | 67 | Conto contributivo (NDC) | 77 % | −4 % / +4,5 % |
| Svezia | 67 | Conto contributivo (NDC) | 53 % | −5 % / +8 % |
| Danimarca | 67 | Importo fisso + previdenza aziendale | 74 % | +6 % |
| Norvegia | 67 | Conto contributivo (NDC) | 45 % | −5,5 % / +7,5 % |
| Grecia | 67 | Legato alla retribuzione | 81 % | −6 % |
Età pensionabile = età standard legale (dati 2026). Livello della pensione = tasso di sostituzione lordo per una carriera completa (OCSE, inclusi i regimi pensionistici aziendali quasi obbligatori; Regno Unito incl. auto-enrolment). Adeguamento = variazione permanente per ogni anno di pensionamento anticipato o posticipato (−anticipato / +posticipato); Paesi NDC tramite il divisore della speranza di vita. Cifre arrotondate, non semplicemente additive.
Dati aggiornati a 2026. Informazione di carattere generale, non consulenza previdenziale o finanziaria. Le regole e le aliquote cambiano – rivolgiti a un professionista prima di decidere.
Come leggere questa classifica
Perché le età e i tassi divergono
Le differenze che vedi nella tabella non sono arbitrarie: riflettono scelte strutturali profonde. Il primo fattore è demografico. Un Paese con popolazione più giovane e natalità più alta può permettersi soglie più basse, perché ci sono più lavoratori attivi per ogni pensionato; dove l'invecchiamento è avanzato, invece, la sostenibilità spinge le età verso l'alto. Il secondo fattore è il modello di finanziamento. Molti sistemi europei funzionano a ripartizione, cioè i contributi di chi lavora oggi pagano le pensioni di oggi; altri affiancano una componente a capitalizzazione, dove i versamenti vengono investiti. Il terzo fattore è la generosità voluta del pilastro pubblico: alcuni Stati mirano a garantire un reddito ampio, altri offrono una base essenziale e delegano il resto al risparmio individuale. Leggere la classifica isolando un solo numero è fuorviante: un'età di uscita elevata può convivere con un tasso di sostituzione generoso, o viceversa. Confronta sempre le due colonne insieme e chiediti quale filosofia di welfare esprimono, non quale Paese sia meccanicamente il migliore.
Quando il tasso di sostituzione inganna
Il tasso di sostituzione è il numero più seducente della tabella, e anche il più insidioso. Esprime quale quota dello stipendio finale, in media, la pensione pubblica va a coprire. Il problema è l'ipotesi implicita: quasi sempre presuppone una carriera piena e continua, con versamenti regolari dall'inizio alla fine della vita lavorativa. Pochissime carriere reali assomigliano a questo modello ideale. Anni di studio prolungati, periodi di disoccupazione, lavoro part-time, congedi per figli o assistenza, tratti all'estero o in nero, e soprattutto le uscite anticipate erodono la base contributiva. Ogni interruzione riduce il tasso effettivo rispetto a quello teorico esposto nella classifica. Va poi ricordato che il dato è tipicamente riferito a un percettore medio: chi ha redditi molto alti spesso riceve, in proporzione, molto meno, perché quasi tutti i sistemi appiattiscono verso l'alto. La lettura intelligente, quindi, è trattare il numero come un tetto potenziale in condizioni favorevoli, non come una promessa. Domandati quanto la tua storia contributiva reale si discosti dalla carriera ininterrotta che quel tasso presuppone.
Anticipo, posticipo e ruolo del privato
Gran parte dei sistemi consente di uscire prima o dopo l'età di riferimento, ma quasi mai a costo zero. Chi anticipa incassa in genere un assegno permanentemente ridotto: si riceve per più anni, quindi ogni mensilità pesa di meno, e spesso mancano anche contributi. Chi posticipa ottiene di norma una maggiorazione, perché versa più a lungo e attinge per meno tempo. Questi aggiustamenti non sono dettagli tecnici: cambiano l'intera economia della decisione, e la classifica per età non li mostra. Guardare solo la soglia ufficiale nasconde quanto flessibile o penalizzante sia in pratica il sistema. C'è poi una conclusione più ampia che la tabella suggerisce senza dirla. Anche nei Paesi in cima, il pilastro pubblico è pensato come fondamento, non come piano completo: raramente rimpiazza per intero il reddito da lavoro. Da qui l'importanza universale di una previdenza complementare, occupazionale o individuale, che colmi la distanza tra l'assegno atteso e il tenore di vita desiderato. Non è un consiglio personalizzato, ma una logica strutturale valida ovunque nella classifica.
In quale Paese l'età pensionabile è più bassa?
Ucraina, a 60 anni (dati 2026).
Quale Paese ha l'età pensionabile legale più alta?
Grecia, a 67 anni (dati 2026).
Quale Paese ha il tasso di sostituzione più alto?
Grecia, con circa il 81 % dell'ultimo reddito (dati 2026).
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