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Imposte in Europa a confronto

Aliquota massima sul reddito, imposta sui capital gain e IVA di 19 Paesi – a colpo d'occhio.

Imposta sul reddito più alta: Danimarca (60,5 %), più bassa: Cechia (23 %). Le plusvalenze sono esenti in Lussemburgo, Svizzera e più alte in Danimarca (42 %). Dati 2026.

PaeseReddito (aliquota max.)Capital gainIVA (ordinaria)Contributi sociali (dipendente)
Danimarca60,5 %42 %25 %0,2 %
Finlandia56 %34 %25,5 %10,17 %
Austria55 %27,5 %20 %18,07 %
Belgio53,5 %10 %21 %13,07 %
Portogallo53 %28 %23 %11 %
Irlanda52 %33 %23 %4,2 %
Svezia52 %30 %25 %7 %
Paesi Bassi49,5 %36 %21 %0 %
Francia49 %31,4 %20 %22 %
Germania47,475 %26,375 %19 %21 %
Norvegia47,4 %37,84 %25 %7,6 %
Spagna47 %19 %21 %6,5 %
Lussemburgo45,78 %0 %17 %12,95 %
Svizzera45 %0 %8,1 %11,5 %
Regno Unito45 %24 %20 %8 %
Grecia44 %15 %24 %13,37 %
Italia43 %26 %22 %9,19 %
Polonia36 %19 %23 %13,71 %
Cechia23 %15 %21 %11,6 %

Imposta sulle plusvalenze in Europa – classifica → · IVA in Europa – classifica → · Contributi sociali in Europa – classifica →

Reddito = aliquota marginale più alta sul lavoro, incluse le addizionali generalizzate (es. solidarietà, comunale); Paesi federali (CH, ES, IT, SE) come valore di vertice rappresentativo. Capital gain = aliquota tipica per i privati; casi particolari: CH/LU plusvalenze di lungo periodo esenti, NL tassa un rendimento figurativo, NO/DK a scaglioni.

Contributi sociali (dipendente) = quota dipendente rappresentativa in % del lordo sotto i massimali; DK ~0 e NL 0 perché finanziati via imposte/IRPEF (AM-bidrag/volksverzekeringen sono nella colonna dell'imposta sul reddito); CH incl. cassa pensione, escl. sanità privata. Le colonne non si sommano semplicemente.

Al 2026. Informazione generale, non consulenza fiscale. Aliquote e franchigie cambiano – chiedi un parere professionale prima di decidere.

Come leggere questa classifica

Aliquota marginale contro aliquota effettiva

L'aliquota massima riportata in cima alla tabella è un valore marginale: si applica soltanto alla parte di reddito che supera una determinata soglia, non all'intero reddito. È l'errore di lettura più comune. Chi guadagna al di sotto di quella soglia non tocca mai quell'aliquota; chi la supera la paga solo sull'eccedenza. Ciò che conta davvero per il singolo contribuente è l'aliquota effettiva (o media): il rapporto tra imposta complessivamente dovuta e reddito totale. Poiché i sistemi europei sono quasi tutti progressivi, il reddito viene diviso in scaglioni tassati in modo crescente, e la media risulta sistematicamente più bassa del picco marginale. Di conseguenza, il numero che colpisce l'occhio nella colonna dell'aliquota massima descrive il caso limite, non l'esperienza tipica. Leggere la classifica come se ogni cittadino pagasse quella percentuale su tutto il reddito porta a conclusioni distorte. La tabella misura il tetto teorico del prelievo, non il carico reale che grava sulla maggioranza delle persone.

Dove parte il picco cambia tutto

Due Paesi possono mostrare in tabella un'aliquota massima molto simile e produrre in pratica carichi fiscali profondamente diversi. La ragione sta in ciò che la colonna dell'aliquota non racconta: soprattutto la soglia a partire dalla quale scatta il picco. Se in un Paese l'aliquota più alta si applica solo a redditi molto elevati, pochissimi contribuenti la raggiungono; se altrove parte già a livelli intermedi, colpisce una platea molto più ampia. A pesare sono poi l'ampiezza degli scaglioni intermedi, l'esistenza di una zona di reddito esente o di detrazioni e deduzioni che riducono la base imponibile, e la velocità con cui le aliquote salgono lungo la scala. Un sistema con un picco elevato ma soglia altissima e generose franchigie può risultare complessivamente più leggero di uno con picco moderato ma soglie basse e poche deduzioni. Per questo la posizione in classifica non equivale al carico effettivo: la stessa cifra nella colonna dell'aliquota nasconde architetture fiscali che distribuiscono il peso in modi non confrontabili a colpo d'occhio.

Leggere la classifica senza trappole

Un ranking di aliquote massime confronta un solo parametro, non l'intero sistema fiscale né tantomeno il costo complessivo del vivere in un Paese. Il limite principale è che l'imposta sul reddito personale è quasi sempre affiancata da contributi sociali obbligatori, che in alcuni ordinamenti gravano in misura rilevante sul lavoro e non compaiono in questa tabella: due Paesi con imposta simile possono divergere nettamente una volta aggiunto quel prelievo. Vanno considerati anche il trattamento di famiglie, redditi da capitale e categorie particolari, oltre a ciò che le imposte finanziano in termini di servizi. Il modo corretto di usare la classifica è trattarla come un punto di partenza comparativo, non come un verdetto: indica dove si colloca il tetto marginale del prelievo sul reddito, utile per orientarsi e per formulare domande più mirate. Concludere che il Paese in cima sia semplicemente ad alta pressione fiscale, o quello in fondo a bassa, significa attribuire a un singolo numero un potere descrittivo che non possiede. Ogni riga è un invito ad approfondire, non una sentenza definitiva.

Quale Paese europeo ha l'imposta sul reddito più alta?

Danimarca, con un'aliquota massima del 60,5 % (dati 2026).

In quali Paesi le plusvalenze sono esenti da imposta?

Le plusvalenze a lungo termine sono esenti, tra gli altri, in Lussemburgo, Svizzera (dati 2026).

Quale Paese ha l'imposta sul reddito più bassa?

Cechia, con 23 % (dati 2026).

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